La Toscana è terra di antica nobiltà. E non solo enologica. Ma una parte consistente di questa nobiltà ha vissuto, in epoca recente, un periodo di sensibile declino.
La zona più prestigiosa è quella a cavallo tra le provincie di Firenze e Siena, dove insistono le denominazioni più prestigiose: Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano. Ma molte altre sono le aree di antica tradizione vitivinicola.
Il vitigno dominante è certamente il Sangiovese, preponderante nella regione e molto diffuso anche nel resto d’Italia. Sono però storicamente presenti molti altri vitigni, cosiddetti minori. A cominciare dal Chianti Classico, dove, già dal 1872 il Barone Bettino Ricasoli definì la formula del più noto dei vini toscani, in cui, accanto al Sangiovese, è previsto un 30% di Canaiolo, Ciliegiolo, Colorino e altri vitigni anche a bacca bianca.
Il Ciliegiolo è un vitigno autoctono toscano, diffuso poi anche in altre regioni. È tradizionalmente vinificato in uvaggio col Sangiovese. La presenza più apprezzabile oggi si registra in Maremma, dove alcune meritevoli cantine lo vinificano anche in purezza. Le uve provengono quasi sempre da vigne storiche, di età media intorno ai 40 – 50 anni.
Il Canaiolo è diffuso sia nel Chianti che in altre province della Toscana. È utilizzato in uvaggio col Sangiovese a cui conferisce morbidezza. È previsto, in uvaggio, dai disciplinari di molte doc e docg del Centro Italia. La sua presenza si registra prevalentemente nel Chianti Classico, in vecchie vigne, in promiscuità con Sangiovese e altri vitigni locali o in piccole vigne specializzate che sono sopravvissute all’invasione dei vitigni internazionali degli anni ottanta – novanta.
Il Mammolo è una altro dei vitigni storici toscani, la cui presenza è documentato fin dal ‘600. Oggi è presente solo sporadicamente nelle vecchie vigne toscane; in coltura specializzata si segnala in qualche caso nell’aretino. Entra nell’uvaggio del Vino Nobile di Montepulciano.
La Toscana è terra di rossi, ma uno spazio va sicuramente riservato alla Vernaccia di San Gimignano, vitigno di antica nobiltà tanto che la sua presenza è documentata fin dal 1200 nella città del senese ed è citato sia da Dante che da Boccaccio. È un vitigno di buona vigoria, a maturazione medio–tardiva e buona produttività, adatto ad ambienti collinari, con terreni argilloso–sabbiosi e tufacei. Dà vini sapidi, con discreta attitudine all’affinamento. Dalla Vernaccia di San Gimignano si ottiene l’unico bianco toscano a docg.