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La magia dell’Etna

Nella nobile terra di Sicilia, isola di antiche tradizioni vitivinicole, l’Etna è il più esclusivo, più speciale, più straordinario dei territori. Suoli vulcanici, con importanti apporti minerali, vigne in quota, ad altitudini superiori a 1.000 m: un territorio che non ha uguali nell’isola, ma che trova difficili riscontri in Italia e nel mondo. La viticoltura si sviluppa in condizioni estreme, in un ambiente arido con escursione termiche giorno-notte che possono sfiorare i 30°.

Il territorio

L’area geografica della doc Etna comprende 20 comuni pedemontani tutti in provincia di Catania che fanno da corona al cratere del vulcano attivo più alto d’Europa (3.300 m).
Si possono considerare tre aree più o meno omogenee: il versante nord, più fresco, con terreni vitati a un’altitudine compresa tra 400 e 800 metri slm; il versante est, più ventilato, dove le vigne arrivano fino ai 900 m; il versante sud, il più caldo ma anche il più elevato, con vigne che si spingono fino a 1.200 m slm e oltre. Il versante ovest è escluso dalla zona di produzione della doc Etna.
La piovosità annua varia a seconda del versante; a sud-ovest la media annua è la più bassa e si aggira sui 600 mm; nei versanti nord e nord-est raggiunge i 1.200 mm annui.

I suoli di origine vulcanica sono generalmente sciolti, ricchi di scheletro e quindi con ottima permeabilità, ricchi di microelementi e potassio assimilabile e più o meno dotati di azoto e fosforo assimilabile.
Sul versante Nord la natura dei suoli è condizionata dalla presenza della lava prodotta dall’attività effusiva del vulcano. Sul versante Sud-Ovest, invece, i materiali più abbondanti sono originati da attività esplosiva e dai conseguenti depositi piroclastici.

Frequente è il fenomeno delle fumarole, emanazione di vapore e gas vulcanici a pH molto basso: anidride carbonica, anidride solforosa, acido solfidrico, cloridrico e fluoridrico. Ne deriva una forte acidità dei suoli, accentuata dalla presenza di zolfo nativo. Il Disciplinare di Produzione dell’Etna doc riconosce la presenza di 142 contrade, equiparate a Unità Geografiche Aggiuntive. Uno sfaccettato mosaico che fotografa l’incredibile variabilità dei terreni etnei, provocata dalle frequenti colate laviche e accentuata dalle diverse esposizioni: in tal modo, le vigne di ogni contrada rappresentano un unicum, un distinto cru, che conferisce sfumature differenti ai vini che se ne ricavano.

Vigne e vitigni

L’unicità di questo territorio è il frutto anche della sua storia millenaria, testimoniata sistemi di allevamento e tecniche ancestrali come l’alberello. Vigne a piede franco, cioè non innestate su piede americano, che sono rimaste indenni dall’invasione della Fillossera. L’insetto proveniente dall’America devastò la viticoltura di tutta Europa tra fine 800 e inizio 900, ma non riuscì a superare la barriera dei terreni di origine vulcanica, sciolti, ricchi di cenere e lapillo. Anche i vitigni sono presenti quasi esclusivamente nell’area etnea: Nerello Mascalese e Nerello cappuccio a bacca nera, Carricante e Minnella a bacca bianca.

Nerello Mascalese

Il Niureddu, come è chiamato dai viticoltori etnei, è presente quasi esclusivamente nel catanese e nel messinese. Vitigno di grande vigoria, dà vini dal colore rosso rubino mai troppo carico, aromi fini, con sentori di frutta rossa e note speziate; il tutto sorretto da acidità vivace, tannini eleganti e spiccata mineralità, figlia del terroir vulcanico.

Nerello Cappuccio o Nerello Mantellato

È considerato da sempre il fratello minore del Nerello Mascalese. In purezza dà vini più carichi di antociani e di estratti, ma meno vocati al lungo affinamento; più pronti, dai tannini non invadenti, di buona persistenza.

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